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12 aprile 2007
L’accezione di Partenariato Pubblico Privato (PPP) utilizzata dal seminario si riferisce a quelle operazioni di risanamento urbano negoziate tra il Pubblico e il Privato, da cui il primo ottiene qualità insediativa e servizi e il secondo un’adeguata remuneratività del capitale investito. Restano pertanto fuori da questa definizione le ordinarie operazioni di investimento privato che pure prevedono una qualche trattativa con l’ente locale (lottizzazioni), il project financing e le altre forme tipiche e atipiche finalizzate esclusivamente alla realizzazione di opere pubbliche; sono anche escluse l’edilizia sovvenzionata e l’edilizia privata. Tutti questi canali di produzione, tuttavia, possono essere una componente di più ampi e “complessi” processi di negoziazione, prima, e di intervento, poi, sul territorio.
E’ opinione diffusa che il PPP come sopra delimitato, presenti ancora larghe potenzialità inespresse e questa convinzione, in estrema sintesi, si fonda su due considerazioni:
- il mercato immobiliare è complessivamente in stabile crescita e
presenta forti tassi di remuneratività;
- le occasioni che il territorio urbano offre al PPP sono oggettivamente numerose, (immobili dismessi o sottoutilizzati, aree di completamento).
Sul fronte pubblico, poi, s’avvertono chiare le esigenze di incrementare la qualità insediativa, non solo, e non sempre attraverso la riqualificazione o la realizzazione di nuove urbanizzazioni, ma anche tramite la rigenerazione di tessuti urbani degradati.
Per spiegare la scarsa diffusione del PPP rispetto a queste buone condizioni operative, per diverso tempo si è fatto riferimento alle carenze del quadro normativo di riferimento, lamentando i limiti e le reticenze di un impianto normativo scarno e perfino equivoco.
Oltre questa riflessione però, sta il fatto che pur laddove si è intervenuti con norme più precise, direttive e circolari - il riferimento è alle Società di Trasformazione Urbana (STU) - i risultati non sono stati pari alle attese. Si fa strada, allora, un’altra chiave di lettura.
Da tempo la spiegazione dei limiti del ricorso al PPP è virata verso la debolezza istituzionale degli enti locali. Così oggi, accanto ai temi tradizionali della capacity building, quali la trasparenza, l’e-government, la motivazione del personale, troviamo stabilmente il rafforzamento delle capacità negoziali della Pubblica Amministrazione. L’interesse degli amministratori, degli analisti, degli operatori si rivolge allora a quelle esperienze dalla cui lezione è possibile apprendere qualche “regola del fare”.
Il comune di Roma in effetti ha messo a punto un modello partenariale che, seppure tra mille limiti e difetti, funziona e soprattutto ha portato il PPP a livello di strumento ordinario di intervento sulla città. Si è consolidata un’esperienza, si sono rodate procedure negoziali, opera presso il VI Dipartimento un Ufficio Progetti speciali.
Su questi temi, e sulle condizioni per “esportare” il “modello Roma” nel PPP, si sono soffermati i lavori del seminario. L’esperienza romana è stata esaminata da Daniel Modigliani per gli aspetti programmatori e da Fabrizio Giordano per le componenti tecnico procedurali, mentre Umberto Marroni ne ha analizzato criticamente gli sviluppi, inseriti nella cornice delle politiche urbane promosse dall’Amministrazione comunale in relazione e in parallelo al processo di formazione e di adozione del nuovo Piano regolatore generale. Alberto Attanasio ha segnalato, invece, alcune esperienze che interessano in proposito il Municipio Roma XI.
Nel corso del dibattito, Francesco Monaco ha messo in evidenza i benefici per le città attesi dalla programmazione dei Fondi strutturali europei 2007-2013, Pierpaolo Balbo (Università di Roma “La Sapienza”) ha ricordato l’importanza del progetto nelle politiche per la qualità urbana, Roberto Pallottini (INU Lazio) ha richiamato l’importanza delle politiche per la partecipazione al fine di estendere la sfera dei rapporti tra pubblico e privato ed ha sottolineato, a questo proposito, il carattere innovativo dell’Urban Center Roma XI.