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Demolire e ricostruire
per riqualificare la città.
Il caso "Giustiniano Imperatore"
nel Municipio Roma XI
[Tavola rotonda]

9 novembre 2010

In occasione della conclusione ormai prossima del "Comparto A", compreso nel Programma di riqualificazione dell’ambito urbano di "Giustiniano Imperatore" (descritto nella sezione Cantieri di questo sito), il Municipio Roma XI ha organizzato, all’interno della Casa del Municipio - Urban Center Roma XI, una tavola rotonda sul tema: «Demolire e ricostruire per riqualificare la città. Il caso "Giustiniano Imperatore" nel Municipio Roma XI».

La tavola rotonda, introdotta dal Presidente del Municipio Roma XI Andrea Catarci, ha messo in evidenza le specificità di questa vicenda, i punti di forza e le criticità dei processi che hanno portato agli esiti raggiunti, i fattori e le pratiche di qualità, gli elementi di riproducibilità che possono essere colti in altri interventi futuri o costituire riferimenti utili per la rigenerazione della città.

Dalla discussione tra i vari attori, è emersa una descrizione ampia e a approfondita della vicenda, dalle prime rilevazioni del problema, alla costruzione del Programma, alla realizzazione dell’intervento che rappresenta una parte di quest’ultimo. Sono stati messi in evidenza fattori di successo, aspetti innovativi sotto il profilo urbanistico, amministrativo e procedurale che hanno consentito di superare numerose difficoltà nel tempo, di passare dai disegni, al cantiere, alla realizzazione.
I centotre nuclei familiari, temporaneamente trasferiti dai palazzi demoliti a Ponte di Nona e Santa Palomba, entreranno, infatti, tra poco in possesso di nuove abitazioni in un’area limitrofa a quella abitata precedentemente, al prezzo delle sole spese di edificazione (50 appartamenti saranno, invece, venduti dalle ditte costruttrici a prezzo di mercato per coprire i costi dell’operazione).

I nuovi palazzi, come hanno sottolineato il Presidente Catarci e l’architetto Paolo Desideri, rispondono a criteri di alta qualità formale e costruttiva, e si inseriscono nel quartiere senza divenire oggetti estranei ad esso. La nuova piscina comunale ha già iniziato la sua attività. Ad essa si associano dieci nuovi spazi commerciali. In questo intervento, ha sottolineato Desideri, la qualità è riuscita ad abbinarsi alla “quantità”, espressa nella realizzazione di due edifici (uno a pettine e l’altro a farfalla) che raggiungono gli otto piani di altezza. La qualità si è mostrata nell’organizzazione del cantiere, come ha messo in evidenza l’ing. Emiliano Cerasi, si è realizzata nella cura stessa degli spazi aperti, nelle relazioni tra questi e gli edifici, nelle aperture al contesto. Ovvero nella costruzione di un brano di città.
Ma tutto questo ha richiesto la presenza costante di una regia da parte dell’Amministrazione pubblica – come ha messo in evidenza il racconto di Gabriella Raggi, già Direttore dell’Unità Organizzativa Interventi di Qualità del Comune di Roma - ovvero un confronto attivo e continuo con gli abitanti e tra gli attori coinvolti in questa esperienza. Ha richiesto il coordinamento di diversi saperi, non solo tecnici. Giuseppe Loddo, della Direzione Appalti e Contratti - Segretariato Generale di Roma Capitale, ha, infatti, illustrato alcuni passaggi procedurali fondamentali: il percorso volontario seguito dai residenti nel processo, il coinvolgimento dei proprietari degli immobili in un’attività di planning partecipato che ha portato alla costituzione di un consorzio e all’adesione al Programma dell’Amministrazione, la complessità delle convenzioni, dei rapporti con gli istituti di credito, il significato del ricorso alla formula dell’appalto concorso.

L’Assessore alle Politiche dell’Urbanistica, dei Lavori Pubblici, della Mobilità e dei Trasporti del Municipio Roma XI, Alberto Attanasio, ripercorrendo le fasi importanti di questa vicenda, ha messo in evidenza come le ricerche, attivate fin dall’inizio, avessero rilevato il forte livello di compromissione statica degli edifici in seguito demoliti (uno di essi sarebbe potuto crollare nel caso si fosse verificato un terremoto anche in territori lontani come, ad esempio, l’Abruzzo). L’intervento doveva segnare, però, un “cambio di passo”, avere la capacità di riflettersi positivamente su un’area più ampia, come quella considerata nel Programma di riqualificazione Giustiniano Imperatore, la capacità di superare la "periferizzazione" e il progressivo degrado derivati dalla presenza dei cosiddetti "palazzi storti" in questa parte della città.

L’Assessore alle Politiche del Lavoro e alla Formazione Professionale della Provincia di Roma, Massimiliano Smeriglio, già Presidente del Municipio Roma XI, ha definito, di fatto, questo intervento “un prototipo consistente di riformismo municipale, che ha rotto cristallizzazioni presenti nelle ideologie dei partiti ed è andato controcorrente rispetto al ciclo neoliberista iniziato proprio nel 2001”. Ma Smeriglio, di fronte al dibattito recente sul tema della demolizione e ricostruzione nella città consolidata e nelle periferie urbane - pratica poco diffusa in Italia, a differenza di altri Paesi europei - ha sottolineato anche la necessità di riflettere sul tema della densità edilizia e su un’idea di città per l’area metropolitana di Roma.

Infine, l’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Marco Corsini, pur apprezzando il rapporto inedito istauratosi in questa esperienza tra il settore privato e una attiva regia pubblica, non ha saputo dare tempi certi sulla continuazione del Programma di riqualificazione. Ha sottolineato la specificità di quest’ultimo, ha affrontato il problema dei tempi di realizzazione dell’intervento, ha considerato le differenze che demolizione e ricostruzione assumono quando riguardano porzioni di suolo pubblico rispetto a porzioni di suolo privato, mettendo, comunque, in evidenza come si possa arrivare attraverso queste pratiche ad una concreta rigenerazione della città.

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